Il 2016 di GoPro, il colosso americano che deve la sua fortuna all’esplosione del fenomeno delle action cam, non è iniziato sotto una buona stella. E’ di questi giorni la notizia di tagli al personale (-7%, dopo anni in cui  il personale cresceva al ritmo di +50% a stagione), fatturato in preoccupante calo (-31% rispetto allo stesso periodo nel 2014), tagli ai modelli in produzione (quelli di fascia bassa), drastica riduzione dei prezzi (-100 Usd su un paio di modelli).

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Eppure tutti, a cominciare dalla stessa GoPro, sembrano evitare di affrontare la vera causa del malessere che viene ancora una volta dal paese degli occhi a mandorla. Infatti i cloni cinesi non solo hanno affossato le vendite delle proposte più economiche del colossa USA ma hanno iniziato a fare una spietata concorrenza anche ai modelli di fascia più alta. Per non parlare della marea di accessori, tutti rigorosamente Made in China che, non brandizzati, costano 1/10 o 1/20 degli originali. E sono tutti uguali, perfettamente intercambiabili tra loro a parte ovviamente case protettivi e impermeabili invece ottimizzati per ogni singola cam. Per quanto mi riguarda, preso dal desiderio di sperimentare e dopo qualche serata trascorsa a navigare sul web ho fatto la mia scelta.

XIAOMI YI

Prodotta dall’omonimo colosso smartphone in rapida ascesa (e reputazione), l’action cam Xiaomi Yi ha la sfrontatezza di attaccare il colosso americano addirittura nella sua produzione di più alto livello partendo da un costo di 68 Euro, spese di spedizione comprese! Ovviamente le differenze tecniche e qualitative ci sono, anche se inferiori rispetto a quanto sarebbe logico pensare ragionando sulla differenza di costo, tuttavia Xiaomi Yi se la gioca alla pari con GoPro Hero 4 Silver che ha un prezzo di listino di 430 euro…e circolano da tempo voci riguardanti l’uscita di un secondo più performante modello.

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Basta dare una rapida occhiata alle specifiche tecniche di Xiaomi Yi per rendersi conto che non si tratta dell’ennesima cineseria a basso costo e di bassa qualità. Il sensore di acquisizione è un CMOS Sony EXMOR R retroilluminato (BSI) da 16MP (montato sulle action cam e su altre video camere di Sony) mentre il cuore del sistema è basato sul processore ad alte prestazioni Ambarella A7LS , lo stesso della GoPro Hero 3 Black Edition. Potrei continuare ad elencare le sue caratteristiche tecniche (http://www.xiaoyi.com/en/specs_en.html) ma preferisco aprire una parentesi importante: la vera forza di Xiaomi YI, ancor prima delle sue eccellenti specifiche, sta nella rapidità con cui la casa cinese aggiorna i software sia gestionali dell’hardware (i firmware) che gli applicativi. Non dimentichiamo che Xiaomi Yi non ha display quindi la sua gestione deve passare necessariamente  da uno smartphone. Alla sua uscita sul mercato nemmeno un anno fa esisteva solo una app in cinese per sistemi Android che non andava nemmeno benissimo…ma solo nel mese abbondante da quando ne sono diventato proprietario Xiaomi ha rilasciato tre nuove release della app di gestione e due nuovi firmware. Da mesi l’applicativo di gestione funziona molto meglio, è multilanguage, consente la configurazione di un sacco di parametri ed è disponibile anche per sistemi iOS mentre l’aggiornamento del firmware continua a migliorare le prestazioni dei componenti hardware al punto che Xiaomi Yi, nata come action cam con risoluzione video massima di 1080P50/60(PAL/NTSC)fps ora invece riprende a 2K effettivi (2304×1296) a 25 frame al secondo (mentre la risoluzione fotografica massima è di 16MP, 4608×3456 in 4:3), grazie alla qualità dei suoi componenti già a partire dall’adozione del firmware in versione 1.2.12 (ora è alla versione 1.2.13). Inoltre rivolgendosi alla comunità di hacker estimatori di questo mostriciattolo è possibile modificare una miriadi di altri parametri a cominciare da uno dei più importanti, il bitrate cioè il flusso di informazioni che vengono processate e inviate alla scheda di memoria. Di default è a 15Mbps, un valore non adeguato per ottenere il massimo della qualità da un sistema che registra in 2K anche in considerazione del fatto che in FullHD è a 12Mbps…Aumentare il bitrate comporta l’uso di schede di memoria di grande capacità e di altissima qualità in grado di stare al passo, durante la fase di scrittura, con l’enorme flusso di dati generato dalla camera. Più informazioni sono registrate, migliore sarà il risultato finale. Xiaomi Yi è capace di registrare anche alle frequenze di 120 fotogrammi al secondo (risoluzione 720p) e 240 fotogrammi al secondo (risoluzione 480p) per ottenere immagini rallentate di migliore qualità.

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XIAOMI YI, PRO E CONTRO

Con  40, 50, 60 euro è possibile acquistare action cam cinesi che offrono in bundle una montagna di accessori,  SJ4000 per esempio che è una buona cam pur se economica o la sua sorella maggiore SJ5000 che costa un po’ di più. Ma quanti degli accessori del pacchetto servono davvero? Da questo punto di vista Xiaomi Yi semprerebbe perdente su tutta la linea (anche la versione Travel con selfie stick e comando remoto bluetooth non brilla per ricchezza…) se non fosse che invece trovo azzeccatissima la scelta di privilegiare la qualità dell’apparecchio rispetto alla quantità del pacchetto lasciando all’acquirente la scelta degli accessori con cui completare il sistema. Alla fine ho speso 68 euro per la cam e 77 euro per gli accessori, tutti rigorosamente di provenienza cinese e acquistati a prezzi imbarazzanti se paragonati a quanto vengono venduti nel nostro paese, brandizzati o meno.  Xiaomi Yi non ha il display e questa scelta può costituire un limite ma è dotata di connessioni Wi-Fi e bluetooth. Non sarà il sistema più pratico ma con uno smarthpone Android o iOS (chi non lo possiede oggi?) è possibile settare modalità, parametri di ripresa e attivare il pulsante di scatto attraverso un display di gran lunga più grande e comprensibile. Inoltre quello che è sembrato un suo limite oggi ha soluzione (lungimiranza? sviluppo del progetto?) grazie alle uscite HDMI e USB sul retro che connettono dorsi-display da 1.38″, alle batterie di capacità più che doppia (2400 mAh) e a custodie subacquee in grado di ospitare le dimensioni maggiorate di Xiaomi Yi.

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In effetti con l’andare del tempo quelli che erano limiti del progetto (mancanza del display, mancanza di accessori, problemi software e bug firmware, eccessivo consumo della batteria) sono stati superati coi fatti, ovvero dalla rapidità con cui Xiaomi risolve i problemi di sua competenza e dalla disponibilità di una miriade di accessori, molti dei quali provenienti dal mondo GoPro, compatibili tra loro. Altri problemi più subdoli invece sono stati risolti dalla comunità virtuale di estimatori di Xiaomi Yi al fine di migliorare la messa a fuoco, la resa dell’audio e i consumi, smontando la cam e apportando alcune semplici modifiche. Io l’ho fatto, prossimamente  i test sul campo.

http://www.ruoteparlanti.com/wp-content/uploads/2016/04/xiaomi_yi_37.jpghttp://www.ruoteparlanti.com/wp-content/uploads/2016/04/xiaomi_yi_37-300x300.jpgEnrico LodiFotografiaaction,adventure,bikepacking,cam,cicloturismo,gopro,irontrust,mountainbiking,mtb,ruoteparlanti,xiaomi,yi
Il 2016 di GoPro, il colosso americano che deve la sua fortuna all'esplosione del fenomeno delle action cam, non è iniziato sotto una buona stella. E' di questi giorni la notizia di tagli al personale (-7%, dopo anni in cui  il personale cresceva al ritmo di +50% a stagione),...